L’emicrania è una patologia invalidante che colpisce in larga misura le donne. Nell’affrontarla, “la farmacia offre consiglio non solo per gli episodi acuti, ma soprattutto per indirizzare il paziente verso il percorso più corretto di gestione della malattia, che vada dal medico di medicina generale allo specialista”. Così Alfredo Procaccini, vicepresidente nazionale di Federfarma, inquadrando il contributo che la farmacia può dare nel supporto alle persone che soffrono di questa patologia cronica. Procaccini è intervenuto al convegno “Emicrania. Una priorità dimenticata. Verso un nuovo percorso di cura e assistenza”, tenutosi il 4 novembre a Roma.
A FederfarmaNEWS, Procaccini ha aggiunto che il paziente “può avere anche problemi correlati alla reperibilità di alcuni farmaci, che ancora oggi sono spesso in distribuzione diretta. Questo modello di dispensazione determina un aumento dei costi sociali relativi, dal momento che bisogna fare affidamento spesso su un caregiver per il ritiro dei medicinali o bisogna chiedere permessi dal lavoro”.
L’emicrania è una delle patologie neurologiche più diffuse e disabilitanti a livello mondiale, con una prevalenza in Italia pari all’11% della popolazione. Le ricadute sono significative non solo in termini di qualità di vita, ma anche di produttività: la malattia è infatti responsabile del 5,6% di tutti gli anni vissuti con disabilità (YLDs) ed è la prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni. L’impatto economico complessivo stimato supera i 3,5 miliardi di euro l’anno, con costi diretti e indiretti che per la forma cronica possono raggiungere i 13.000 euro per paziente, cinque volte superiori rispetto alla forma episodica.
Nonostante i progressi scientifici e clinici, che hanno portato all’introduzione di terapie mirate e all’elaborazione delle prime Linee Guida internazionali, persistono criticità organizzative e disomogeneità territoriali nella presa in carico dei pazienti, aggravate dalla limitata prescrivibilità dei nuovi farmaci ai Centri Cefalee e dalla difficoltà del paziente ad afferire a questi centri in modo tempestivo. Dal confronto è emerso come il modello assistenziale italiano necessiti di una revisione per garantire percorsi diagnostico-terapeutici uniformi, tempestivi e sostenibili, all’interno dei quali può trovare spazio anche la farmacia.