Sanità, Ssn promosso per gli esiti di salute, ma manca equità. Il report Gimbe
Il Servizio sanitario nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. La panoramica sullo stato di salute del Servizio sanitario arriva dal 9° Rapporto della Fondazione Gimbe, presentato mercoledì 7 ottobre alla Camera dei Deputati, a Roma. All’incontro era presente, tra gli altri, Michele Pellegrini Calace, segretario nazionale di Federfarma.
Il Rapporto analizza i finanziamenti destinati al settore e le ricadute su accessibilità alle cure, Livelli essenziali di assistenza e personale sanitario, con un confronto internazionale tra Italia e Paesi del G7. Tra i punti di interesse, il dato sulle rinunce alle cure: nel 2024, oltre 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite ed esami, rispetto al 7,6% del 2023. Di questi, circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi di attesa. Rispetto ai Lea, aumentano Regioni e Province autonome adempienti, che passano da 13 a 18. Nonostante ciò in sei Regioni “formalmente adempienti”, una parte dei cittadini incontra difficoltà nell’accesso alle cure.
“A quasi 48 anni dall’istituzione del Ssn – ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -, il diritto alla tutela della salute rimane fondamentale sulla Carta, ma è sempre meno esigibile nella vita reale. Il Servizio sanitario continua formalmente a funzionare, ma perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti, mettendo a rischio il patto sociale tra cittadini e istituzioni”.