Linee guida Agenas, Petrosillo (Sunifar): “L’obiettivo è rendere ovunque esigibile il diritto alle cure”
La pubblicazione da parte di Agenas delle Linee di indirizzo per l’erogazione di servizi di telemedicina nelle farmacie dà seguito al processo di trasformazione del Servizio sanitario nazionale promosso nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza; una trasformazione che investe prima di tutto le farmacie rurali. In un’intervista a FederfarmaNEWS, Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Sunifar, illustra i vantaggi delle Linee guida con uno sguardo a cosa manca, ancora, per la loro piena attuazione.
Federfarma Sunifar ha creduto sin da subito nel progetto, consapevole del ruolo della farmacia nelle aree più remote del Paese. Qual è il valore di queste Linee di indirizzo?
Ricordiamo prima di tutto che le Linee di indirizzo nascono nel contesto della decisione della stessa Agenas di fornire alle farmacie, in comodato d’uso gratuito, le postazioni per permettere loro di collegarsi alle piattaforme regionali e, attraverso queste, alla Piattaforma Nazionale di Telemedicina. Il valore principale è rendere concretamente esigibile il diritto alla prossimità delle cure anche nei territori più lontani dai grandi centri sanitari.
La farmacia rurale è spesso il presidio sanitario più vicino e continuativamente accessibile: attraverso la telemedicina può diventare anche un punto di accesso alla rete dei servizi specialistici, consentendo al cittadino di usufruire di televisita, telemonitoraggio, teleconsulto e teleassistenza senza doversi necessariamente spostare.
Ed è qui che il progetto assume una dimensione molto concreta. Significa utilizzare la tecnologia per accorciare le distanze e ridurre quella disuguaglianza nell’accesso ai servizi sanitari che ancora penalizza chi vive nelle aree interne e nei piccoli comuni.
Le Linee riconoscono alle farmacie un ruolo attivo e strutturato. Cosa manca ancora?
Le Linee di indirizzo rappresentano un passaggio fondamentale perché definiscono il modello e riconoscono alla farmacia un ruolo preciso nella rete territoriale. Adesso occorre trasformare il modello in operatività.
Il passaggio decisivo sarà quindi l’attuazione regionale: collegare effettivamente le postazioni delle farmacie rurali alle infrastrutture regionali di telemedicina, renderle interoperabili con la Piattaforma Nazionale e definire percorsi, responsabilità e modalità di remunerazione. Ma soprattutto occorre che la farmacia venga inserita nei percorsi assistenziali insieme a medico di medicina generale (Mmg), pediatra di libera scelta (Pls), specialisti, Distretti, Case della Comunità e Centrali operative territoriali (Cot). La tecnologia da sola non costruisce una rete: servono organizzazione e integrazione professionale. È questa, a mio avviso, la vera sfida che abbiamo davanti. Quindi, ora la palla è nel campo delle trattative di secondo livello, ai sensi dell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale (Acn).
Qual è il vantaggio di estendere questi servizi anche alle farmacie urbane?
Il progetto nasce giustamente dalle farmacie rurali perché è nei territori più fragili che la telemedicina può produrre il maggiore beneficio in termini di accessibilità, ma il modello ha una valenza più generale.
Estenderlo progressivamente anche alle farmacie urbane significa mettere a disposizione del SSN una rete capillare di punti di accesso alla telemedicina, evitando che il luogo di residenza determini servizi diversi per i cittadini. Le rurali possono rappresentare il terreno nel quale questo modello viene sviluppato e consolidato; l’obiettivo deve però essere quello di costruire, nel tempo, una rete nazionale omogenea.
In questa prospettiva la farmacia non sostituisce gli altri presidi sanitari, ma porta la rete sanitaria più vicino al cittadino. Ed è forse questo il significato più importante delle Linee di indirizzo Agenas: utilizzare la capillarità delle farmacie per rendere più capillare lo stesso Servizio sanitario nazionale.