Cosmofarma 2026, il futuro della professione tra integrazione della farmacia nel Ssn e formazione delle nuove generazioni
Evoluzione della professione del farmacista, piena integrazione della farmacia nel Servizio sanitario nazionale e formazione: il convegno istituzionale “La sanità italiana nella stagione delle riforme strutturali. Attuazione territoriale – valorizzazione della professione – ruolo strategico della farmacia” ha offerto molteplici spunti che hanno aperto un vivo dibattito tra i promotori dell’evento. L’incontro, promosso da Federfarma, Fofi, Fondazione Francesco Cannavò e Utifar, si è tenuto sabato 9 maggio nell’ambito di Cosmofarma Exhibition 2026.
Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, ha sottolineato come il farmacista abbia “una forte flessibilità e propensione al cambiamento” e che nonostante le iniziali incertezze abbia mostrato “grande capacità operativa nell’impegnarsi nella farmacia dei servizi”. “Il farmacista in farmacia deve essere il primo a credere nei nuovi servizi e a promuoverli sfruttando il contatto quotidiano con il pubblico. La piena integrazione nel Servizio sanitario nazionale è il passo necessario per superare le resistenze e spostare il baricentro dalla “casa di comunità” alla “casa del paziente” come primo luogo di cura”.
Il modello organizzativo proposto prevede un percorso integrato sul territorio, con “ricoveri solo per gestire le emergenze e collaborazione in rete tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità e farmacie”. Per spiegare la situazione, Cossolo ha usato una metafora: “Dopo una faticosa scalata di nove anni, le farmacie ora devono affrontare una discesa rapida, ma guidata. L’obiettivo è di integrarsi pienamente nel servizio sanitario”. Le indagini condotte tra i cittadini “mostrano che la scelta di puntare sulla professione ha pagato – ha concluso Cossolo -. La farmacia è un presidio amato dagli italiani, perché è facilmente accessibile, è capillare e vi lavora un professionista affidabile.”
Il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, ha spiegato che bisogna far capire ai giovani quanto può essere importante dedicarsi a una professione che si prende cura di qualcuno. “Ora dobbiamo lavorare per far capire allo studente che al termine del percorso non sarà solo un dispensatore di farmaci, ma che può essere protagonista del suo futuro professionale”.
Entrando nello specifico della formazione, Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Cannavò, ha dichiarato che i corsi universitari “devono cambiare e stanno già cambiando, andando a modernizzare il percorso formativo per allinearlo alle nuove competenze richieste al farmacista. Tuttavia, non basta scrivere la norma: è necessario che questa trovi attuazione immediata e concreta sui territori, affinché si formino professionisti con le competenze necessarie per rispondere ai nuovi ruoli della professione, in una farmacia intesa come presidio polifunzionale della sanità territoriale”.
Eugenio Leopardi, presidente dell’Utifar, ha sottolineato che “è necessario che il farmacista sia effettivamente riconosciuto come un professionista sanitario che eroga servizi. L'obiettivo è spostarsi verso la presa in carico del paziente e l'aderenza alla terapia. L’auspicio – ha concluso - è che le Regioni e il Governo investano di più nella rete delle farmacie per sfruttare il suo potenziale nella prevenzione e nella gestione della cronicità”.