Il vaccino antinfluenzale riduce il rischio di ictus e infarto legati all’infezione influenzale anche quando la vaccinazione non riesce a evitare la malattia. È il dato che emerge da uno studio pubblicato su Eurosurveillance - la rivista curata del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) -, secondo cui, alla luce di queste evidenze, “si rafforza la necessità di dare priorità alla vaccinazione antinfluenzale nelle persone a rischio di malattie cardiache o ictus”.
La farmacia “può dare un contributo decisivo alla prevenzione sanitaria, favorendo un aumento della copertura vaccinale e offrendo ai cittadini un accesso rapido, sicuro e professionale ai vaccini”, ha commentato Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma. Questi presídi socio-sanitari capillarmente distribuiti sul territorio sono impegnati in prima linea nella somministrazione dei vaccini, non solo antinfluenzali.
I dati regionali relativi alla stagione influenzale 2025/2026 hanno evidenziato la costante crescita del numero di persone che, per vicinanza, comodità di accesso e fiducia nei confronti del farmacista, hanno scelto la farmacia “sotto casa” per vaccinarsi contro l’influenza. Anche la maggiore consapevolezza di poter ricevere questo servizio ha portato sempre più cittadini a entrare in farmacia per ricevere il vaccino, soprattutto nelle aree più remote.
Per l’indagine dell’Ecdc, i ricercatori hanno verificato se l’effetto protettivo nei confronti di ictus e infarto si estendesse anche alle persone che avevano contratto l’influenza nonostante la vaccinazione. Il team ha analizzato i dati relativi a più di 200mila persone ricoverate in ospedali danesi per infarto o ictus tra il 2014 e il 2025 e ha avuto conferma di un aumento di cinque volte del rischio di infarto e di tre volte del rischio di ictus, nella settimana successiva all’influenza. Rischio dimezzato tra coloro che si erano ammalati pur avendo effettuato il vaccino.