Vaccinazioni anti-Covid, le nuove raccomandazioni dell’Oms su richiami e gruppi a rischio

Vaccinazioni anti-Covid, le nuove raccomandazioni dell’Oms su richiami e gruppi a rischio

21.03.2026


Il Covid-19 rappresenta ancora “un rischio significativo soprattutto per i gruppi più vulnerabili”, nonostante la riduzione globale dei casi gravi grazie all’immunità acquisita con vaccinazioni e infezioni naturali. È quanto evidenzia il gruppo di esperti sull’immunizzazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Sage (Strategic Advisory Group of Experts on Immunization), riunito dal 9 al 12 marzo, che ha formulato nuove raccomandazioni su alcuni vaccini.

In apertura del meeting, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito la sicurezza della vaccinazione anti-Covid: “Il SAGE ha esaminato oltre cinque anni di dati su sicurezza ed efficacia di questi vaccini, concludendo che presentano un profilo di sicurezza molto buono”.

In merito a questa vaccinazione, ambito in cui le farmacie risultano spesso tra i presidi più attivi nella somministrazione, il panel di esperti raccomanda di facilitare l’accesso e di garantire modelli organizzativi sostenibili.

I gruppi a rischio – tra cui anziani, persone con comorbilità e obesità grave e soggetti immunocompromessi – dovrebbero ricevere una vaccinazione di routine con “almeno una dose annuale, ma preferibilmente due a distanza di sei mesi”, per contrastare la riduzione della protezione nel tempo. Anche operatori sanitari, persone con patologie croniche e donne in gravidanza possono beneficiare della vaccinazione, con indicazioni specifiche per la tutela di madre e neonato.

Il Sage ha sottolineato anche criticità rilevanti che persistono, in primis la disinformazione, che ha contribuito “a diffondere lacune immunitarie e ad aumentare il rischio di focolai di malattie prevenibili”. In questo contesto, il rafforzamento dei programmi di immunizzazione, la cooperazione internazionale e strategie più mirate e integrate “saranno essenziali per garantire la sostenibilità e l’efficacia delle politiche vaccinali future”.

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