Antidiabetici in farmacia: Gestione delle terapie tra aderenza, sicurezza e innovazione terapeutica
Con il trasferimento di alcuni farmaci per il diabete dalla distribuzione diretta/DPC alla distribuzione convenzionata nelle farmacie di comunità il farmacista è sempre più coinvolto nella gestione del paziente in termini di educazione, monitoraggio dell’aderenza terapeutica e delle reazioni avverse. È quanto evidenzia una review pubblicata su Pharmaceuticals da un gruppo di ricerca coordinato dell’Università di Creta.
Lo studio pone l’accento sul cambio di paradigma della gestione del diabete, che non si basa più solo sulla riduzione dei livelli di glucosio nel sangue, ma tiene conto anche dei nuovi obiettivi terapeutici di riduzione del rischio cardiovascolare e renale. La review analizza le più recenti classi di antidiabetici introdotte sul mercato, comprese gliptine e gliflozine.
Nello specifico, le gliptine possono essere somministrate indipendentemente dai pasti, sono ben tollerate, con minime interazioni farmacologiche, e sono adatte ai pazienti con insufficienza renale e in politerapia, anche se non sono considerate “neutre” dal punto di vista della riduzione del rischio cardiovascolare. Le gliflozine offrono anche significativi vantaggi a livello cardiovascolare e renale, a fronte di effetti avversi lievi.
Nei pazienti con diabete tipo 2, spesso caratterizzati da polipatologia e politerapia, il rischio di problemi correlati ai farmaci è elevato. Attraverso attività di ricognizione farmacologica, il farmacista in farmacia può individuare eventuali interazioni, duplicazioni terapeutiche, dosaggi inappropriati e potenziali reazioni avverse, contribuendo così a migliorare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Un ulteriore ambito di intervento riguarda il supporto all’aderenza terapeutica, che si può svolgere attraverso interventi educativi personalizzati, counseling e monitoraggio continuo, per aiutare i pazienti a comprendere meglio la propria terapia favorendone il coinvolgimento, che è essenziale nella gestione delle malattie croniche. Infine, vi è l’attività di farmacovigilanza, con il contributo del farmacista che è particolarmente rilevante quando si assumono farmaci innovativi.