Sicurezza geopolitica e filiera farmaceutica, l’analisi di Erika Mallarini (SdA Bocconi)
“L’instabilità geopolitica in Medio Oriente non ha prodotto, allo stato attuale, interruzioni sistemiche nella disponibilità dei farmaci in Europa. Tuttavia, essa si innesta su una struttura economica e industriale che presenta vulnerabilità. Il punto è la resilienza strutturale della filiera in un contesto globale destinato a restare volatile”. Lo afferma Erika Mallarini, docente della SdA Bocconi, analizzando i possibili effetti sul settore farmaceutico della Guerra in corso in Medio Oriente.
Secondo Mallarini, “il sistema è sensibile a variazioni dei costi energetici e alle tensioni sulle rotte commerciali, per cui anche un incremento strutturale dei costi nell’ordine del 5–10% può incidere in modo significativo sulla sostenibilità delle linee a basso margine, in particolare nel segmento dei generici”. Considerando che, in Italia, la spesa farmaceutica totale supera i 37 miliardi di euro, di cui oltre 26 miliardi a carico del settore pubblico, e che la spesa farmaceutica pubblica incide per circa il 19–20% sulla spesa sanitaria complessiva, “eventuali tensioni nella filiera del farmaco si propagano oltre il settore, incidendo direttamente su bilanci regionali e sostenibilità del sistema sanitario”.
Uno dei nodi riguarda i principi attivi: “Tra il 60% e il 70% è prodotto al di fuori dell’Unione Europea, prevalentemente in Asia, e per alcune classi terapeutiche, come antibiotici, cardiovascolari e analgesici, la quota può superare il 70–80% - spiega Mallarini -. Oltre due terzi delle carenze registrate in Europa negli ultimi anni riguardano un piccolo gruppo di principi attivi, presenti in numerose molecole, segno di una forte concentrazione industriale”. In uno scenario di tensione sulle rotte commerciali, la pressione si concentra proprio sulle molecole mature e a basso margine. E anche se uno shock sistemico generalizzato della disponibilità dei farmaci sembra improbabile, “il rischio è quello di una progressiva selezione industriale: ritiro di molecole economicamente marginali, riduzione del numero di operatori in gara, maggiore concentrazione di mercato e minore resilienza nel medio periodo”. A questo si aggiunge il fattore dell’invecchiamento demografico, con la domanda di farmaci per patologie croniche che è destinata a crescere nei prossimi decenni. L’instabilità internazionale, conclude Mallarini, “sta rendendo visibili fragilità già esistenti. La resilienza della filiera del farmaco diventa così una questione di governance economica e industriale: integrazione tra politica industriale, pianificazione della domanda e sostenibilità dei modelli di acquisto”.