Non solo luogo di dispensazione del farmaco, ma presidio socio-sanitario integrato nel Servizio sanitario nazionale: è così che vedono la farmacia tre italiani su quattro. Per l’85%, le farmacie sono punti di riferimento essenziali della sanità sul territorio, e oltre il 93% apprezza la dispensazione in farmacia di medicinali prima disponibili solo tramite ospedali o Asl. Sono questi i principali risultati emersi dall’indagine condotta dal Censis per Federfarma, presentata martedì 10 marzo a Roma nel corso dell’evento “La farmacia nella sanità di prossimità. La dispensazione del farmaco nel nuovo modello di assistenza territoriale”.
Il 97,2% degli intervistati ritiene la farmacia un servizio essenziale per le comunità e per il 92,8% questi presidi garantiscono una presenza sanitaria continua e di facile accesso sul territorio, oltre a essere fondamentali per anziani e persone con ridotta mobilità, come riferisce il 93% degli interpellati. In più, per il 78,8% la farmacia contribuisce a ridurre la pressione dei pazienti su medici e ospedali. Apprezzato, quando possibile, lo spostamento di farmaci dalla dispensazione ospedaliera a quella in farmacia, che ha il vantaggio di far risparmiare tempo ai pazienti, ridurre spostamenti e tempi di attesa, rendere più agili le procedure e avvicinare la sanità ai cittadini, oltre a facilitare la continuità di rapporto tra pazienti cronici e farmacisti, migliorando anche l’aderenza terapeutica.
Positivo anche il giudizio sui servizi erogati dalle farmacie, con il 94,4% degli intervistati che apprezza la consegna a domicilio dei farmaci per le persone fragili, il 92,7% la consulenza sull’uso corretto dei farmaci, il 91,5% la misurazione della pressione, il 91,1% l’orientamento ai servizi territoriali del Servizio sanitario nazionale, il 90,5% le prenotazioni di analisi e visite, il 90,4% il supporto per seguire le terapie, l’89% le analisi di prima istanza, l’88,9% il monitoraggio dei pazienti cronici, l’88,7% i vaccini antinfluenzali e/o anti-Covid, l’87,6% lo screening al colon retto, l’86,2 la telemedicina, l’83,2% gli alti tipi di vaccini (es. HPV, pneumococco).
Per il futuro, il 54,6% degli italiani si aspetta di avere servizi sanitari facilmente accessibili nei pressi della propria abitazione. E per gli italiani è proprio la farmacia a rendere più facile raggiungere tale obiettivo, perché già ora è in grado di dare alla sanità di prossimità soluzioni “subito pronte”. Nella farmacia del futuro gli italiani si aspettano più collaborazione tra farmacisti, medici e altri professionisti della salute (89,7%), l’ampliamento delle tipologie di farmaci oggi ancora distribuiti tramite ospedali o Asl (89%), il potenziamento delle attività di consulenza ai cittadini (88,2%), più attività di prevenzione (85,2%) e un ventaglio ancora più ampio di servizi sanitari agevolmente accessibili (84,3%).
Infine, la ricerca conferma l’esistenza di un rapporto antico e consolidato di fiducia e riconoscimento tra italiani, farmacisti e farmacie. Il 71,3% degli intervistati ha dichiarato di recarsi in farmacia almeno una volta al mese, di cui il 21,7% almeno una volta a settimana, e il 71,9% ha una farmacia di fiducia. È una fidelizzazione cementata dalla fiducia che il 91,3% degli italiani ripone nei farmacisti con cui interagisce in farmacia, con il 90,5% ne segue le indicazioni.
Nel commentare i dati, Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, ha voluto ringraziare il Censis per aver contribuito a comprendere il parere degli italiani sull’evoluzione delle farmacie e quali aspettative abbiano in merito, e ha aggiunto: “L’indagine conferma che la direzione in cui sta evolvendo la rete delle farmacie è pienamente condivisa dai cittadini, che mostrano di essere consapevoli e di apprezzare il ruolo svolto dalla farmacia sul territorio come presidio socio-sanitario di prossimità”. Per quel che riguarda la richiesta dei cittadini di una maggiore collaborazione tra medici di medicina generale e farmacisti, Cossolo ha affermato che Federfarma “sta lavorando proprio per rafforzare questa sinergia”.
Sui dati relativi alla riclassificazione di alcuni farmaci si è soffermato Gianni Petrosillo, presidente del Sunifar, secondo il quale questa attività "deve proseguire, non solo perché consente alle farmacie di rafforzare il loro ruolo di presidio sociosanitario, soprattutto nelle aree rurali abitate in prevalenza da popolazione anziana, ma anche perché – come evidenzia il Rapporto Censis – è una richiesta che arriva direttamente dai cittadini".